B&B Villa Carlotta a Ferrara

Favole per bambini

Goccia dopo Goccia – Natale in favola

Premessa

La magia del natale che si rinnova ogni anno nella città di Ferrara e che trova la sua espressione più alta nel meraviglioso centro storico addobbato di luci e musiche,  pervade il pensiero e l’emozione che ,  volte , si traduce in parole scritte rivolte a tutti ma raccolte spesso solo dai bambini .

Nascono così ” le storie” che nel loro contesto fra l’immaginario ed il reale offrono ancora momenti magici che ci permettono di volare lontano.

” …Dalla terra nasce l’acqua dall’acqua nasce l’anima…

E’ fiume, è mare, è lago, stagno,  ghiaccio e quant’altro…

                         E’ dolce, salata, salmastra

E’ luogo dove ci si ferma e si cui si viaggia

E’ piacere e paura, nemica ed amica e confine infinito

E’ cambiamento ed immutabilità :   Ricordo ed oblio…”

( Eraclito )

 

Goccia dopo goccia

Era Dicembre e nel paese costruito dalla fantasia di tutti i bambini del mondo, Babbo Natale preparava i doni confezionando con cura tantissimi pacchetti colorati.

Le renne, che avrebbero dovuto tirare la sua slitta, sentivano nell’aria odore di festa ed erano piuttosto agitate all’idea della partenza di lì a poco.

Il grande freddo si faceva sentire attraverso l’urlo del vento e tutte quelle farfalline bianche, che per giorni e giorni erano scese dal cielo ed avevano ricoperto la montagna, ora erano in un unico bianco letto.

Persino il lago che qualche mese prima aveva lasciato che il vento soffiando spostasse lievemente le sue acque ora era immobile.

Le sue acque erano diventate dure e una grossa lastra di ghiaccio non permetteva agli uccelli né di bere né di pescare.

Babbo Natale dunque, indaffarato più che mai, procedeva nel suo lavoro, fermandosi ogni tanto a leggere le lettere che gli avevano spedito tutti i bambini del mondo.

Improvvisamente sentì di avere sete

Smise per un attimo il suo lavoro ed uscì di casa.

Proprio vicino alla porta c’era una fontanella che da sempre lasciava zampillare un acqua fresca e pulita che sia lui che le sue renne potevano bere.

Cercò di aprire la farfallina del rubinetto ma era dura e ghiacciata e non voleva saperne di cedere alla pressione della sua mano.

Improvvisamente gli parve di sentire che una vocina spezzasse il grande silenzio della montagna.

Puntò l’orecchio e fu allora che percepì alcuni suoni……” ohi !! !”…..ahi !!! “….” sono qui !!! “…

Avvicinò l’orecchio alla fontanella e comprese che un piccolo pezzo di ghiaccio era rimasto incastrato metà fuori e metà dentro il rubinetto.

Babbo Natale lo guardò e fu allora che quella vocina continuò.

” -Ti prego,  liberami da questo posto, sono intrappolata qui da questa notte e quasi non ce la faccio più a respirare! -”

Babbo Natale corse in casa, prese un bicchiere e andò alla fontanella.

Mise la sua mano attorno al rubinetto ed aspettò.

Dopo un po’ il calore il calore di quella mano buona e delicata scaldò l’imboccatura del rubinetto fino a che sentì scivolare nel palmo della mano una gocciolina d’acqua che, svelta  svelta si lascò cadere nel bicchiere.

Babbo Natale la portò in casa e cominciò a parlare con quella gocciolina.

“- Come sei piccina…proprio come la tua voce! Quasi non ti sentivo nonostante il grande silenzio della montagna-”

La goccia rispose : “-Grazie di avermi liberata. Da ore mi trovavo intrappolata lì e poi ero sola e star sola non mi piace-”

“- Se dici così- osservò Babbo Natale- è perché tu conosci altre cose o perché hai avuto degli amici o delle sorelline !

Suvvia raccontami la tua storia-”

E la piccola goccia iniziò il suo racconto.

“- Sono nata in un punto altissimo della montagna dove le rocce si sposano ai grandi sassi e dove il vento soffia giorno e notte e dove soltanto le grida delle aquile si ripetono e rispondono a se stesse. Non ero sola ma in compagnia di tante altre goccioline che, come me, saltavano fuori una dopo l’altra là,  dove la roccia ed il sasso non riuscivano ad unirsi completamente e poi via, giù a scivolare tutte insieme…

Le nostre voci si univano e proprio perché chiacchieravamo tutte insieme ti assicuro che ci facevamo un po’ sentire! Ad un certo punto eravamo talmente tante che la nostra voce è diventata un unico grande borbottio.

Allora abbiamo cominciato a ricevere visite.

Bambini e adulti ci venivano a vedere e dicevano. “- Guarda, guarda che bel ruscello, ascolta la sua voce..!

E una donna ha adagiato della biancheria su un grande sasso, si è messa in ginocchio e ci ha versato addosso una polvere magica che ci faceva il solletico. Dalle nostre risate sono nate delle bollicine tutte colorate e leggerissime che si alzavano nell’aria per poi ricadere con un ” Pluff ” dentro il ruscello.

Poi siamo arrivate fin qui ed è successa una cosa che non avrei mai immaginato .

Tantissime delle mie sorelline sono finite in quel grande catino che adesso è tutto ghiacciato ed io, non so come, sono finita dentro un tunnel nero e buio che mi ha portata fin qui e proprio mentre stavo per uscire, il grande freddo mi ha gelata intrappolandomi nel rubinetto della fontanella da cui tu mi hai raccolta.

Ora le mie sorelle sono là nel lago ghiacciato ed io qui, nel fondo di un bicchiere.

Per fortuna che ci sei tu che mi ascolti!

Ma ora sei tu che mi devi raccontare la tua storia e, se puoi,  dimmi anche come andrà a finire la mia-”

Dopo aver ascoltato con attenzione Babbo Natale sospirò e rispose:

“- Avrai capito che io sono un nonno…la barba bianca e lunga…i baffoni bianchi… e poi tutti questi pacchetti e giocattoli che sto preparando…!

Io sono il nonno di tutti i bambini del mondo, un nonno che abita lontano ma che, una sola volta all’anno, scende dalla montagna.

Le mie renne tirano una slitta carica di doni e sanno anche volare perché, il grande amore per i bimbi, rende magnifico e magico il viaggio.

Ma tu stai tranquilla, io non partirò senza averti portato prima dove tu desideri. Vivo qui da sempre e posso dirti che quando il grande freddo lascerà il posto al vento tiepido della stagione dei fiori, il ghiaccio del lago tornerà ad essere quel letto d’acqua fatto di mille e mille goccioline.

Se vuoi io ti porterò là insieme a tutte le tue sorelline, tornerai per un po’ nel ghiaccio e sarai immobile.

Ma poi il tempo ti cambierà e tornerai ad essere ” acqua”.

Ridiscenderai la montagna e passando attraverso i boschi e le valli porterai la vita a paesi e città.

Grandi e piccoli ti toccheranno e faranno festa con te.

Ma tu continuerai a viaggiare perché la tua storia è tutta un viaggio.

Un viaggio che corre tra la terra ed il tempo e che tocca ogni cosa prima di arrivare nella pancia del mare dove un mondo, ancora diverso, ti aspetta.

 

La narrazione……sulle ali della parola

Il cantastorie

 

Era un cantastorie,un cantastorie da sempre…..girava di casa in casa,di paese in paese a raccontare a tutti,grandi e piccini storie fantastiche.

Se vedeva una donna che cuciva le raccontava la storia di un ago vanitoso che aveva paura di essere rotto dai cuciti pesanti.Se vedeva un venditore al mercato gli narrava la storia di un baule magico che poteva  volare e…….quando incontrava i bambini narrava loro storie di bosco,di fate,di streghe e di folletti.

E le raccontava talmente bene che alla fine lui stesso finiva per credere che fossero vere.

La gente,proprio perchè era bravo,gli dava un pezzo di pane,un’arancia,una tazzina di zucchero e lui,poverissimo ma felice di venire ascoltato,viveva così,girando il mondo,senza avere una casa.

Le sue scarpe erano ormai consumate e sperava di trovare un ciabattino che gliele riparasse in cambio di una delle sue storie.

L’inverno stava per arrivare e con le sue scarpe logore non poteva fare molta strada.

Di giorno i raggi del sole lo aiutavano a scaldarsi,ma la notte,la notte così fredda e buia gli metteva quasi paura.

E fu così che in una notte di Dicembre tanto fredda da gelarne persino il ricordo,il cantastorie si addormentò sulla panchina di un parco,stringendo al petto una giacchetta troppo leggera per ripararlo da quel freddo intenso.

Ma quella notte,quella notte successe l’incredibile.

Improvvisamente,quando il sonno del cantastorie stava per diventare un sonno senza risveglio,sentì sul suo corpo uno strano calore.

Avrebbe voluto allentare le mani dal collo della giacca ma pensò che fosse un sogno e per non perdere il calore non aprì neppure gli occhi.

Ma il calore era sempre più intenso e piacevole fino a che,ormai sveglio ,decise di guardare……..

Davanti a lui una donna vestita di rosso….

-Chi sei?-disse il cantastorie.

-Sono la fata de Fuoco……so che non mi credi vera,so che pensi di sognare ma io sono qui per regalarti il mio calore così come tu hai regalato le tue storie meravigliose.-

-Non è possibile,le fate delle mie storie erano immaginarie e non vere come te……non facevano caldo.-

-Ma tu sai che notte è questa?-

-No di certo ,io non ho un calendario!-

-Questa è la Notte di Natale,è il 24 di Dicembre e mio padre,il Grande Sole,mi ha mandato fin quaggiù per donarti il calore della vita. E poi ecco qui….-disse porgendogliele-…..ecco un paio di scarpe nuove.Sono magiche,non si consumeranno mai .Con queste potrai continuare a girare il mondo narrando storie a tutti quelli che ti vorranno ascoltare.-

E così dicendo sparì nel nulla.

Il cantastorie aveva rivevuto un bellissimo regalo: Scarpe Magiche,Scarpe Senza Tempo!

Quelle scarpe erano il premio per la sua bontà,per non aver mai chiesto mai nulla.E il calore che la fata del fuoco gli aveva donato era ancora lì,dentro di lui,non poteva  andarsene perchè era il calore dell’amore.

Il cantastorie continuò a girare per il mondo,a raccontare le sue magnifiche storie ed ogni anno,la Notte di Natale,come magico appuntamento,la fata del fuoco gli appare in sogno,a rinnovare quel calore,quell’amore che lui porterà a tutti attraverso le sue magnifiche storie.

 

 

Carla Zaccaria

Una favola per il Natale

Stella del cielo  Stella del mare

Si dice che il cielo suggerisca le storie a chi le vuol narrare.

Si dice che la terra mandi queste storie al mare.

Si dice che il mare le racconti ai nostri sogni.

Si dice che in ognuno dei nostri sogni ci sia un pezzo della nostra vita mescolata alla vita degli altri.

La storia di una stellina

Si narra che in un tempo lontano lontano nel cielo successe un gran pasticcio.

Molte stelline cominciarono a litigare perchè ognuna di esse voleva prendere posto vicino al grande Sole.

-Qui ci sto io-diceva una.

-No,questo posto è mio-diceva l’altra.

-Mamma luce ha detto che io posso stare qui quanto mi pare-replicava un’altra ancora.

E siccome non riuscivano a mettersi d’accordo il Cielo si arrabbiò moltissimo.

Radunò grossi nuvoloni,chiamò l’amico tuono e scatenò un tale putiferio che,nella confusione,una stellina molto giovane,ancora malferma sulle punte,fu scaraventata per disgrazia lontano lontano.

Volando,roteando,ruzzolando arrivò fino……….

La stellina vide sotto di sè una immensa distesa azzurra.

Una cosa che non aveva mai visto e si chiese…..-Ma che sia un altro cielo?-.

Ben presto si accorse che non era così!

Pluff….un tuffo spaventoso la colse di sorpresa ed improvvisamente si sentì strana,anzi stranissima.

Una enorme quantità d’acqua l’avvolse,la luce che fino ad allora era stata il motivo del suo orgoglio e della sua bellezza si spense e,pochè non sapeva nuotare,scese giù,sempre più giù fino a  che le sue punte non toccarono il fondo.

Mai e poi mai nella sua vita aveva visto qualcosa di simile!

Intorno a lei si muovevano strani personaggi!

Spaventata e timorosa chiese:- Ma voi, che agitate tante braccia, chi siete?

-Noi siamo gli Anemoni….non ci conosci?

-E voi cosi carini e coloratissimi chi siete?

-Com’è strana la vita…….noi viviamo qui da sempre……non vedi come nuotiamo bene?

-Noi siamo i Pesci!-

La stellina continuò:  -Scusate prego e voi chi siete?-

-Uffa…..non conosci proprio nulla! Noi siamo i Coralli.

La stellina continuò a guardarsi intorno ed a esplorare quel mondo mai conosciuto quando all’improvviso qualcosa attrasse la sua attenzione.

Nascosta dietro ai Coralli vide una meravigliosa conchiglia.

Si avvicinò e,poichè era chiusa,bussò timidamente.

La conchiglia si aprì e ne uscì una meravigliosa Perla.

-E tu chi sei?- chiese la bellissima Perla.

-Io sono una stella caduta dal cielo e sono tanto triste perchè ho perso la mia luce ed ora non sono più tanto bella.-

E la Perla,dispensatrice di luce e di saggezza,disse.

-Non preoccuparti,verrà il giorno……anzi la notte in cui ritroverai la tua luce e la tua bellezza.

-Io so,pur essendo racchiusa nella mia conchiglia,che fra poco tempo,sulla terra,ci sarà una grande festa,la festa di NATALE, e nella notte,grandi e piccini,riceveranno doni da chi li ama.

In quella notte anche tu,se sarai buona,riceverai un dono.

E fu così che la stellina caduta nel fondo del mare imparò ad essere carina e gentile con tutti.

I giorni passavano e l’amicizia della stellina con gli abitanti del mare divenne sempre più grande e sincera.

Finalmente arrivò la  NOTTE DI NATALE.

Il cielo si illuminò di mille e mille stelle che formavano una lunga scia luminosa dietro ad una stella più grande.

Quella stella, che era una Cometa,illuminò il grande Mare e la sua luce giunse fino negli abissi.

La Perla chiamò la stellina caduta e le disse:

-Avvicinati a me…..Sei stata buona ed ora avrai il tuo dono. Toccami affinchè la mia luce e la mia bellezza diano luce e bellezza alla tua bontà.-

La stellina si avvicinò ed improvvisamente divenne luminosissima.

Nuotò fino alla superficie del mare e quando la Cometa la vide si abbassò volando fino a lei.

E in quella notte di Natale il cielo ed il mare si unirono per sempre in una lunga linea che ,ancora oggi ab braccia tutto il mondo e che si chiama ORIZZONTE.

Il passaggio delle stagioni da Ferrara al mare

Il Ragno Carmelo

Nel parco Massari della città di Ferrara Carmelo il ragno si era costruito una bellissima amaca filando la sua ragnatela fra i rami di due alberi vicini.

Aveva filato tanto e per tanto tempo,di giorno sotto il sole cocente,di notte illuminato dai raggi della luna.

Era sempre solo a comporre quel meraviglioso intreccio di fili tranne quando,al tramonto,la luce ed il buio si spostavano ed allora,appiccicata ai suoi piedini,nasceva l’ombra.

Qualche volta aveva provato a calciarla via ma Lei non se ne andava e siccome stava zitta zitta il ragno Carmelo pensò che poteva stare pure lì,purchè non disturbasse.

Quando la sua bellissima ragnatela fu finita Carmelo vi si sdraiò sopra e ,stanco,decise di fare un riposino.

Quanto dormì?

Nessuno lo seppe mai!

Quel che si sa è che,improvvisamente,un colpo di vento lo rovesciò e Carmelo cadde ma non si fece alcun male perchè atterrò su un bel mucchio di foglie.

Allora con le sue zampette si grattò la testa e vide che tutto il paesaggio era cambiato.

Ho capito-pensò-questo è il TEMPO DELLE FOGLIE CHE CADONO !.

Un vento forte lo raggiunse all’improvviso e le foglie cominciarono ad ammucchiarsi su di lui.

Una pioggia insistente lo bagnò tutto cosicchè,per ripararsi, Carmelo si infilò nel buco di una talpa.

Giù, giù sempre più giù…….fino a che i suoi piedini trovarono qualcosa di duro e ruvido.

” Ma cosa sarà?”-pensò Carmelo.

Una risata improvvisa alle sue spalle lo spaventò.

” Povero ragnetto-disse la Talpa-…….tu non conosci il carbone! ”

Carmelo continuò per la sua strada.

Quanta strada percorse?

E per quanto tempo?

Nessuno lo saprà mai!

Sta di fatto che, ad un certo punto,Carmelo sbucò di nuovo fuori,sulla terra e si accorse che tutto era bianchissimo.

Guardò in alto e vide mille e mille foglioline bianche che scendevano dal cielo ed a terra…….un letto bianchissimo.

Carmelo riprese il cammino e,quando si girò indietro,vide che stava trasformando quel letto in bellissimo pizzo bucandolo con le sue zampette.

Allora capì:-E’ arrivato IL TEMPO DEL GRANDE FREDDO-”

E cominciò a tremare!

L’amica talpa ricomparve e lo invitò di nuovo ad entrare nella sua tana.

Carmelo si riposò e poi riprese il cammino ripensando a tutto ciò che aveva visto.

Quanto durò quel cammino?

Ancora una volta non c’è risposta.

Nessuno lo sa!

Di sicuro però si sa che in fondo alla galleria che Carmelo stava percorrendo vide una luce molto diversa da quella che ricordava.

Carmelo la raggiunse ed ancora una volta sbucò fuori.

Ai suoi occhi apparve un mondo che si stava svegliando……..i fiori aprivano i loro petali salutandosi fra loro e salutando pure lui.

Carmelo pensò: ” Questo è IL TEMPO DEI FIORI CHE SBOCCIANO”.

Dopo aver salutato tutti proprio come fanno i ragnetti educati,stanco di quel lungo percorso,si addormentò nella piega più comoda di un pezzetto di carta stropicciata che,non si sa come,era volata su quel prato.

E qui si lasciò andare al mondo dei sogni!

Dormì?     Sì certo!

Quanto?   Non si sa!

Ad un certo punto momento sentì un grande caldo ed una luce forte gli colpì gli occhi.

Allora si girò di schiena.

Le sue zampette ora affondavano in una terra sottilissima ed asciutta mentre un rumore d’acqua gli giungeva forte e chiaro.

La sua culla di carta era arrivata fino al mare.

Velocemente raggiunse un pezzetto di spiaggia che non scottava mentre il suo pensiero gli suggeriva: ” Ecco….Questo è IL TEMPO DEL GRANDE CALDO”

Guardò in alto e vide un ombrello enorme ed a terra l’ombra di quell’ombrello.

Carmelo guardò un po’ indietro……..Piccola,ma molto più piccola,appiccicata ai suoi piedi c’era anche la Sua ombra.

Capì che per ogni viaggio occorre un tempo,che ogn tempo è diverso dall’altro e che ognuno di noi,grande o piccolo che sia,ha la sua ombra perchè occupa uno spazio nel mondo.

Carla Zaccaria

Una piccola riflessione

Il passaggio delle quattro stagioni altro non è che un viaggio.

In questo viaggio il bambino,come il Ragno Carmelo,acquisisce consapevolezza,memorizza il ricordo,definisce le immagini.

L’adulto ha il DOVERE di rispettare questo TEMPO che,proprio perchè è filosoficamente “NOMADE” non è uguale per tutti.

Qualche volta bisogna sognare!

La storia di Ethel

In una tiepida notte d’estate,mentre il vento spingeva pigramente le pale dei mulini ed i tulipani sonnecchiavano accarezzati da una gentile rugiada,Ethel,una bimbetta di sette anni,se ne stava seduta sulla riva del mare ad osservare il cielo.

In quell’immenso spazio scuro brillavano le stelle,tanti puntini luminosi che formavano strani disegni e sembravano invitare la bimba a fissare sempre di più il suo sgardo su di loro,come se volessero rapire qualcuno dei suoi pensieri.

La bimba era affascinata da quella cupola stellata quando improvvisamente ricordò che la sua mamma,tempo prima,le aveva detto che nel cielo e più precisamente nel cuore di ogni stellina, stava qualcuno che ci aveva voluto bene.

Il desiderio di rivedere la nonna la fece sussultare,il cuore prese a batterle forte nel petto,in modo quasi violento e due grosse lacrime caddero sulla sabbia.

In quel momento una di quelle luci che stavano nel cielo sembrò staccarsi ed incominciò a scendere verso di lei.

La bambina la guardò stupita ma per nulla spaventata.

E ,mentre si avvicinava,diventava sempre più grande,più grande ancora……

Quando si avvicinò ad Ethel era come la luce di un grande faro,di quelli che guidano le navi verso il porto.

Il cavallo del tempo

Nell’immenso bagliore una voce le disse:

-Vieni,ti porterò lontano da qui,ti farò fare un lungo viaggio. Cavalcherai il Cavallo del Tempo,rivedrai ciò che desideri tanto rivedere,andremo insieme nel Paese del Passato.

-Ma io non vedo nessun Cavallo-disse la bimba

-Ma come ,non lo vedi? Guarda bene!

La bimba sgranò gli occhi ed improvvisamente quella stessa luce prese la forma di un magnifico Cavallo.

Il Cavallo nitrì. La bimba saltò a cavalcione su di esso,si aggrappò bene con le mani alla magnifica criniera di luce ed insieme,velocemente,partirono.

Il viaggio

Volarono così nel cielo scavalcando le nuvole.

Ethel sentiva il vento accarezzarle la pelle,ora più dolce,ora più forte, fino a scioglierle la lunga treccia di capelli.La bimba cercò di guardare giù per vedere il mare ma il Cavallo le disse;

-Non farlo,potresti cadere…continua a reggerti forte e chiudi gli occhi…..arriveremo presto!

La bimba ubbidì e poco dopo provò la sensazione di essere ferma.

Il vento non le scomponeva più i capelli e quando aprì gli occhi si trovò anch’essa dentro una luce meravigliosa.

Una sensazione di calore l’avvolse.

Erano le braccia della nonna che la stringevano come per proteggerla.

L’incontro

Ti aspettavo-disse la nonna-sapevo che prima o poi ti avrei rivista-Ma dimmi cosa ti ha spinto fin quassù?

-Il desiderio di rivederti ma anche la curiosità di sapere cosa ci ci fosse in questo mondo di luce e buio.

La nonna allora prese la piccola per mano e disse al Cavallo del Tempo:

-Presto,vieni qui e portaci a spasso per il cielo stellato affinchè la mia nipotina possa vedere le bellezze di questo mondo così diverso dal suo.

Il Cavallo del Tempo,ben felice di continuare a correre,cominciò ad attraversare gli spazi,ora più scuri,ora più luminosi quando si avvicinava alle stelle.

Quante ce n’erano!

La bimba pensò:  -Da giù sembravano tante ma ora che sono qui vedo che ce ne sono molte di più.

Ce n’erano di grandi,di piccine,di più lucenti di altre…..alcune formavano disegni nel cielo!

La nonna intervenne:

-Qui,tesoro mio ,siamo in una strada che si chiama Via Lattea ed è,come vedi,una strada di stelle.

La loro luce è forte e riscalda.

La stella più importante di tutte si chiama Sole ed è quella che ha i raggi tanto potenti da scaldare la Terra in cui abiti.

Poi ci sono quelle che tu vedi più piccine e che fanno tanto sognare il cuore delle persone.

Sai alcune di loro hanno una coda lunga,fatta di piccoli frammenti luminosi…….Sono le Comete.

Qualche stella si è spenta con il passar del tempo ed ora si chiama Buco Nero.

Ma è importante che tu sappia che la strada che stiamo percorrendo non è l’unica che attraversa il cielo.

Ce ne sono tante altre,anche lontanissime che io stessa non conosco perchè non ci sono mai andata.

Ma ora vieni,ti prenderò sulle ginocchia come facevo un tempo e ti cullerò e ti canterò la ninna nanna.-

Così dicendo l’accompagnò su una fetta di Luna,si sedette su di essa e…….cominciò a dondolare cantando la ninna nanna che piaceva tanto ad Ethel.

La sua voce era dolce e tremula come quella di tutte le nonne. E cullando e cantando la bimba si addormentò.

Quanto tempo dormì?

Quanto durò quel viaggio meraviglioso fatto di luce e di vento?

E il Cavallo del Tempo che portò la bimba nel Paese del Passato dove sarà finito?

Due braccia forti sollevarono Ethel ed una voce le disse:

-Vieni piccola ,ti sei addormentata sulla sabbia,vieni,ti porto nel tuo lettino!

Ethel per un attimo aprì gli occhi,vide il padre che la portava verso casa,sentì un bacio sfiorarle la fronte.

Ancora una volta guardò il cielo.

Quelle migliaia di puntini luminosi stavano ancora lì e ,mentre gli occhietti,pesanti per il sonno,stavano per richiudersi,sentì il calore delle braccia della nonna.

 

Carla Zaccaria

 

Ferrara….una terra anfibia

Ferrara….una terra anfibia

La narrazione che segue è stata scritta per raccontare ai bambini la bellezza e la particolarità del nostro territorio visto in volo attraverso gli occhi di un AIRONE.

CENERINO E IL PAESE DEGLI AIRONI

C’era una volta un paese sospeso tra le nuvole.

Era un paese mgnifico dove gli aironi vivevano felici giocando fra loro ed intrecciando magnifici voli.

Ma un brutto giorno,un bruttissimo temporale,strapazzando le nuvole di qua e di la’,lo distrusse e  gli aironi rimasero senza casa.

Preoccupatissimi andarono dal loro Re che si chiamava Cenerino e chiesero: cosa possiamo fare ora che il nostro paese è andato distrutto?

Non preoccupatevi- disse Cenerino- andate i posare i vostri piedi sulla scala di colori che forma l’arcobaleno ed aspettami qui. Io partirò per un lungo,lunghissimo viaggio alla ricerca di un nuovo paese che ci possa ospitare tutti.

Cenerino partì e dopo parecchie ore di volo atterrò su un’alta montagna…sentì subito sotto i piedi qualcosa di duro e freddissimo…era il ghiacciaio del Monviso.

Per un pochino scivolò divertendosi anche finchè non sentì nell’aria delle urla agghiaccianti.

Alzò gli occhi e vide un grande uccello che gridava come impazzito.

-Chi sei-chiese Cenerino e perchè gridi tanto?

-Sono Maya,un’aquila reale e grido perchè quel bruttissimo temporale mi ha portato via il nido con il mio piccolo ed ora non so proprio dove trovarlo.

-Non preoccuparti-disse Cenerino-anch’io sono alla ricerca di un nuovo paese per i miei aironi!

Se voi possiamo andare insieme. Tu cercherai il tuo piccolo ed io un nuovo luogo per poter vivere.

Cenerino e Maya partirono.

Avevano sentito dire che per non perdere la strada potevano seguire il corso del grande fiume Po e poichè non lo conoscevano chiesero indicazioni ad un falchetto che con il becco si ripuliva le piume.

-Ci sai dire dov’è il grande fiume Po?-

Seguite quel  ruscello-rispose-e troverete la strada!

Cenerino e Maya seguendo il corso del ruscello videro le acque tumultuose e brontolone sbattere di qua e di là sui sassi della grande montagna fino a che,raggiunta la vallata,si distesero tranquille su un grande letto ed il loro brontolio divenne una voce sussurrante.

L’indomani,dopo aver riposato,chiesero a quell’immensa distesa di acqua dove fosse il grande fiume Po.

-Sono io il grande fiume Po……prima mi chiamavo Ruscello……..ma voi cosa state cercando?

I due amici raccontarono ognuno la propria storia ed il Po promise di fare loro da guida.

Volando volando Cenerino e Maya videro grandi distese di terra e campi e città grandi e piccole .

Videro la città di Ferrara ed un castell0, proprio nel centro,con tanta acqua tutt’attorno ed alte torri che sembrava toccassero il cielo.

Le acque del fiume Po scorrevano tranquille ma ,ad un certo punto,passando vicino ad un gruppo di case e di fabbriche,improvvisamente si oscurarono ed una grande Macchia Nera si allargò cambiando il loro colore.

-AIUTO-AIUTO-gridò il grande fiume.

-E’ inutile che gridi tanto-disse Macchia Nera.

-Nessuno può aiutarti perchè io sono forte e sono fatta di sporco e di immondizia e sarà per questo che i tuoi pesci moriranno e gli animali non potranno più bere e gli uomini non potranno più fare il bagno e tu non servirai più a nulla.

Disperato il grande fiume cominciò ad agitarsi chiedendo aiuto a tutti.

Canerino e Maya non sapevano come fare per aiutare il loro grande amico ed allora aprirono le grandi ali per volare più veloci della luce alla ricerca di qualcuno che potesse aiutare il fiume

-Presto ,presto-supplicava il Po

Cenerino e Maya sfrecciando nel cielo videro prati ,pianure e colline e campi di grano e risaie ma nessuno poteva aiutarli fino a che….

……..un gruppo di pesciolini spuntò con la testa fuori dall’acqua e dissero:  seguiteci presto ….un gruppo di pescatori ha dimenticato un rete …laggiù in fondo.

Prendetela e forse con quella potrete imprigionare Macchia Nera!

I due uccelli non se lo fecero ripetere , raggiunsero presto la rete e velocemente rifecero la strada .

Quando arrivarono alla Macchia Nera distesero la rete e tenendola con il becco uno da una parte ed uno dall’altra la calarono nelle acque del fiume.

Macchia Nera cercò di fuggire ma le acque del fiume la spinsero sempre più verso la rete finchè non ne rimase imprigionata.

Allora Cenerino e Maya la trascinarono via  dove non poteva fare più del male a nessuno.

Il Po,pieno di gratitudine,si distese,si allargò diventando ancora più grande e maestoso mentre i due uccelli ,in volo,scorsero una distesa d’acqua ancora più grande….era il mare.

E così come l’albero protende le sue grandi braccia verso il cielo,il grande fiume si divise e allungò le sue braccia verso il mare.

E come trai rami si scorgono stralci di cielo i due amici videro fra le braccia del fiume lingue di terra dove, fra l’erba alta,vivevano tantissmi animali e svolazzavano tantissimi uccelli.

Quella pace, quel luogo era il paese che Cenerino aveva tanto cercato.

Cenerino capì che il suo viaggio era concluso quando un falchetto di palude si avvicinò a Maya e disse:

-Io so cosa stai cercando……..il nido con il tuo piccolo è arrivato qui fra i rami di un albero spezzato.

Ora il tuo aquilotto è grande e può fare ritorno con te lassù,nelle alte montagne.

Al colmo della gioia Maya guardò Cenerino.

Stavano per separarsi.

Fu allora che Cenerino disse:

Maya,amica mia,tu che torni alle alte  montagne,vai a dire al mio popolo che qui c’è un paese bellissimo dove possiamo vivere tutti insieme e felici.

Maya acconsentì.

E fu così che una sera al tramonto  mentre il sole si specchiava nelle acque del grande fiume Po formando come per magia mille e mille stelline d’argento,Cenerino vide arrivare un immenso stormo di aironi.

Era tutto il suo popolo che veniva dal paese sospeso fra le nuvole a vivere qui, nel delta del nostro fiume Po,in questa meravigliosa terra anfibia che da quel giorno e per sempre si chiamerà IL PAESE DEGLI AIRONI.

 

Il viaggio di una AMICIZIA

Questa narrativa,scritta da Zaccaria Carla e Frighi Gloria,colleghe ed amiche da sempre,è depositata nella sua edizione originale presso l’asilo nido “Le Girandole”  del Comune di Ferrara,inserita nel progetto didattico chiamato “NIDOASI”.

Scritta rigorosamente su griglia pedagogica introduce oltre al tema della conoscenza del territorio,il tema dell’inquinamento ambientale.

 

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